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Italian Translation of Portions of the Book Reparative Therapy
OMOSESSUALITÀ MASCHILE: UN NUOVO APPROCCIO
JOSEPH NICOLOSI
Presentazione della dott.ssa Chiara Atzori
Postfazione di padre Livio Fanzaga
Titolo originale: Reparative Therapy of Male Homosexuality. A New Clinical Approach.
Copyright © 1997 by Jason Aronson Inc.
Traduzione di Simona Cavalleri.
Proprietà letteraria riservata. Per Presentazione e Postfazione Copyright © 2002 by Sugarco Edizioni S.r.l., via don Gnocchi 4, Milano, Italia.
Disegno di copertina: Nancy J.D'Arrigo.
ISBN 88-7198-461-7
PRESENTAZIONE
Nell'attuale panorama culturale -- nel quale l'omosessualità maschile, sdoganata dall'area dei tabù, ammicca dai cartelloni pubblicitari e dagli spot televisivi e viene gridata nei «gay-pride days» anche se nello stesso tempo è sempre più sottaciuta nella sua dimensione di frequente sofferenza individuale -- questo libro rappresenta certamente una voce fuori dal coro.
Lungi dal voler essere una provocazione fine a se stessa, o peggio ancora una sfida omofoba, vuole piuttosto tentare di colmare una lacuna. Lo stimolo a pubblicare questo saggio americano sull'omosessualità maschile infatti è nato dall'evidenza che tra i numerosi testi ormai disponibili in Italia sull'argomento scarseggiano vistosamente titoli autorevoli riferibili all'esperienza, scientificamente solida e ben documentata, maturata dalla corrente degli psicoterapeuti che applicano con successo il cosiddetto «approccio ricostitutivo» basato sulla teoria delle relazioni oggettive e su studi empirici della identità sessuale.L'analisi delle dinamiche familiari, il recupero della relazione con la figura paterna, l'autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa, l'autoaffermazione e la valorizzazione dell'autostima, lo sviluppo di vincoli di amicizie non erotiche sono elementi fondamentali di questo approccio, che prevede una relazione importante con il terapeuta, la verbalizzazione e psicoterapia personale e di gruppo.
Il dr. Nicolosi è sicuramente un riferimento internazionalmente riconosciuto, e i suoi testi, così come l'applicazione ricca di successi del suo originale approccio, sono ben conosciuti in diversi paesi europei, oltre che negli Stati Uniti.
Si sente ribadire da più autorevoli voci la crisi dell'identità maschile, la crescente incertezza della definizione di «genere sessuale», ma oggi trattare di omosessualità al di fuori dello stereotipo politically correct per cui bisogna vivere e accettare serenamente il proprio «essere gay» appare più difficile di ieri.
La elevata frequenza della distonia nella percezione della propria omosessualità è poco conosciuta, tuttavia non può semplicemente venire nascosta per incrementare l'accettazione sociale delle persone che sperimentano pulsioni omosessuali, andrebbero piuttosto divulgate tutte le possibili risposte volte a risolvere questo malessere, non solo quelle considerate alla moda.
Una malintesa accettazione del pluralismo o della libertà di orientamento sessuale e la stessa legittima lotta alla discriminazione delle persone omosessuali non può prescindere dalla conoscenza e personale elaborazione di tutte le possibili proposte alternative, né rimandare esclusivamente a un generico invito alla tolleranza e all'accettazione obbligatoria di uno «stato di fatto», pena una ghettizzazione di ritorno, ancorché di avanguardia, della persona omosessuale.
Nella mia quotidiana pratica clinica di medico infettivologo mi sono sentita rivolgere richieste di aiuto a riorientarsi da parte di pazienti che, avendo sperimentato e attualizzato pulsioni e comportamenti omosessuali, non avevano tuttavia trovato nell'outing del mondo gay (locali, circuiti associativi) risposte adeguate alla sensazione di malessere e di infelicità che persistentemente sperimentavano.
La ripetitività della tipologia di risposta a questo malessere (riassumibile nella classica frase: «Devi solo imparare ad accettare la tua "diversità"»), che li lasciava delusi e ancora inascoltati, mi ha indotto a documentarmi sulle possibilità alternative, al di là delle ovvietà. Conoscere realtà internazionali originali, come quella presentata dall'autore di questo testo, è stata una vera scoperta, estremamente interessante e formativa. Passata la prima diffidenza legata alla paura di incappare in uno dei (purtroppo non rari!) gruppi retrogradi, razzisti, integralisti ed omofobi che popolano il mondo virtuale, l'incontro con il dr. Nicolosi (contattabile presso il sito www.narth.com) è stato illuminante. Una formazione professionale solida e lucida, accompagnata da una umanità ricca ed empatica, ha permesso all'autore di stendere questo testo che sicuramente potrà offrire spunti inediti di riflessione a chiunque vorrà documentarsi in modo scientifico, onesto e mai ideologizzato sul tema dell'omosessualità maschile. Mi auguro che tanti (non solo psicologi, medici e psicoterapeuti, ma educatori, genitori, sacerdoti e altri genuinamente interessati al tema) possano apprezzare questa edizione italiana.
DOTT.SSA CHIARA ATZORI Infettivologa
RINGRAZIAMENTI
Da molti anni la psicoterapia degli omosessuali di sesso maschile è oggetto di studi approfonditi. La grande novità di questo libro risiede nel tentativo di fondere diversi elementi della ricerca clinica: lo sviluppo dell'identità sessuale maschile (Abelin 1975, Greenacre 1957, Greenson 1968, Greenspan 1982, Kohlberg 1966, LaTorre 1979, Mahler 1955, Moberly 1983, Money ed Ehrhardt 1972, Ross 1979, Stoller 1968),* storie di dinamiche familiari (Bell e Weinberg 1978, Bieber et al. 1962, Green 1987, Higham 1976, Money e Russo 1979, Tyson 1985) e le tecniche di psicoterapia psicodinamica dell'omosessualità maschile (Gershman 1953, Hadden 1966, Hamilton 1939, Hatterer 1970, Horner 1989, Masters e Johnson 1979, Nunberg 1938, Ovesey 1969, Socarides 1978, van den Aardweg 1986, Winnicott 1965).
Vorrei qui ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla stesura di questo libro. Desidero esprimere la mia stima a tutto il personale del mio ufficio: Jennie Gohn, Margaret Guiteras, Edith Joanis, Joan Multerer, Cindy Anctil, e in particolare alla mia assistente alla ricerca Jeanne Armstrong, che ha reso possibile la realizzazione di questo libro grazie alle interminabili ore trascorse in biblioteca.
Desidero inoltre ringraziare i membri del Comitato Consultivo della Thomas Aquinas Clinic per il loro sostegno, il mio grande amico Jim Johnson del Beyond Rejection Ministries per il costante incoraggiamento, nonché il dott. Jason Aronson che ha riconosciuto il valore di queste idee e ha avuto il coraggio di pubblicarle.
Desidero ringraziare in modo del tutto particolare mia moglie Linda, che con i suoi preziosi consigli e suggerimenti e con le sue doti di scrittrice ha saputo trasformare la mole di pensieri frammentari in un manoscritto unitario e leggibile, nel corso dei quattro anni che insieme abbiamo dedicato alla realizzazione di questo libro.
Infine, desidero soprattutto esprimere la mia profonda riconoscenza agli uomini sottoposti a terapia che tanto mi hanno insegnato, concedendomi il privilegio di partecipare alla loro lotta.
INTRODUZIONE
Vi sono uomini omosessuali che rifiutano l'etichetta di «gay» e tutte le implicazioni che tale definizione comporta. Laddove il termine «omosessuale» indica un aspetto innegabile della loro psicologia, la parola «gay» descrive uno stile di vita e dei valori che essi non condividono. Questi uomini vivono un profondo conflitto tra i loro valori e le loro tendenze sessuali e, sebbene il loro sviluppo personale sia costantemente ostacolato da desideri omoerotici, si sforzano di non arrendersi a questi impulsi omosessuali, ma di superarli.
In tempi recenti, la psichiatria ha ribaltato l'opinione secondo cui l'omosessualità è una condizione malsana. Conseguenza diretta di tale cambiamento è stato l'abbandono di questi uomini, che noi chiamiamo «omosessuali non gay». Sebbene la psicologia affermi di operare sulla base di una filosofia rispettosa dei valori, di fatto sottovaluta la lotta interiore di questi individui, curandoli unicamente per il sentimento di odio verso se stessi dovuto a omofobia interiorizzata.
In realtà, l'omosessualità è un problema inerente allo sviluppo, molto spesso derivante dalle prime incomprensioni tra padre e figlio. Lo sviluppo eterosessuale richiede il sostegno e la cooperazione di entrambi i genitori, nel momento in cui il ragazzo vive il distacco dalla madre e il successivo processo di identificazione con il padre. Da un rapporto padre-figlio fallimentare può scaturire l'incapacità di interiorizzare la propria identità sessuale. Un'alta percentuale di uomini sottoposti a psicoterapia per la cura dell'omosessualità rientra nel quadro di questa sindrome legata allo sviluppo.
Se l'identificazione sessuale non è completa, durante l'infanzia l'individuo non solo si allontana dal padre, ma anche dai coetanei di sesso maschile. La letteratura specializzata riconosce come indizio di omosessualità il duplice fenomeno di comportamento non mascolino durante l'adolescenza e di difficoltà a mettersi in relazione con i coetanei maschi. Questo distacco sfocia in un processo di eroticizzazione della mascolinità. Spesso si verifica un processo di alienazione dal corpo, caratterizzato o da eccessive inibizioni o da un esibizionismo esasperato. Tale processo si accompagna spesso a una scarsa autostima. L'omosessualità che ne deriva risponde all'esigenza di porre rimedio al danno originario nel processo di identificazione sessuale.
Un'attenta analisi della letteratura specializzata rivela che i fattori genetici e ormonali non sembrano avere un ruolo predeterminante nello sviluppo omosessuale. Tuttavia vi possono essere alcuni fattori predisponenti che rendono alcuni ragazzi più vulnerabili e più soggetti a un processo di identificazione sessuale incompleto.
Tra i problemi legati all'omosessualità possiamo includere le difficoltà di autoaffermazione, la sessualizzazione della dipendenza e dell'aggressività, il distacco come autodifesa dagli individui di sesso maschile. Generalmente gli omosessuali maschi non sono in grado di instaurare rapporti d'amicizia non erotici con individui dello stesso sesso.
Se analizziamo più da vicino i rapporti tra gay, possiamo osservare alcuni limiti tipici dell'amore omosessuale. Le coppie gay sono note per la loro precarietà e instabilità. Gli studi più recenti sono unanimi nel riconoscere l'eccessiva promiscuità e l'enfatizzazione della sessualità dei rapporti omosessuali. In assenza dell'elemento femminile stabilizzante, le coppie omosessuali maschili presentano serie difficoltà nella capacità di mantenere la monogamia.
Nonostante la valorizzazione dell'androginia da parte dell'uomo gay, si nota la ricerca contraddittoria dell'archetipo maschile, in una gerarchia dove l'individuo poco mascolino occupa una posizione inferiore. Le relazioni gay, inoltre, si scontrano inevitabilmente con i limiti propri dell'identicità sessuale, che rende l'atto sessuale isolato e narcisistico, data la necessità di tecniche che prevedono necessariamente l'alternanza. Non si tratta solo di incompatibilità anatomica, ma di ostacoli psicologici che impediscono all'individuo di relazionarsi in modo completo come avviene invece nelle coppie eterosessuali.
Da alcuni anni gli scrittori del Movimento di Liberazione Gay non solo si battono per sollecitare un atteggiamento di tolleranza da parte della società, ma anche perché lo stile di vita e la condizione omosessuale ottengano l'approvazione generale. Essi negano che vi sia promiscuità, o la propongono come parte accettabile di un nuovo ordine sociale necessario alla condizione omosessuale. Chi non riconosce l'uguaglianza dell'omosessualità è considerato omofobico, cioè pieno di paure irrazionali. Gli scrittori gay non ammettono il fatto che sia del tutto legittimo dare più valore all'eterosessualità.
La terapia ricostitutiva dell'omosessualità si basa sulla teoria delle relazioni oggettive e su studi empirici dell'identità sessuale. Uno degli obiettivi primari della terapia è l'analisi delle dinamiche familiari che possono aver provocato lo sviluppo omosessuale di un individuo. La riappacificazione con il padre è uno dei primi passi in questo processo riparatore, ma tra gli obiettivi primari della terapia si annoverano anche l'autoaccettazione e la rimozione dei sensi di colpa. Si parla molto di differenze sessuali e in generale si è d'accordo nel riconoscere la positività di una completa identificazione sessuale. Il superamento del falso io è un obiettivo primario per molti pazienti in cura. Si incontrano non poche sfide sul percorso che conduce al rafforzamento del proprio io e all'autoaffermazione. Nella terapia di gruppo, al paziente si richiede di sviluppare l'autostima attraverso la verbalizzazione. Un altro obiettivo molto importante è lo sviluppo di vincoli di amicizia non erotici tra individui dello stesso sesso. Per l'omosessuale il distacco come autodifesa costituisce generalmente un ostacolo non trascurabile alla nascita di legami di amicizia con uomini normali.
Il rapporto tra paziente e terapeuta può rappresentare un ostacolo in questo tipo di terapia, poiché spesso si ripropone lo stesso genere di problematiche che caratterizzano i rapporti con il padre. Per questo una psicoterapeuta donna può avere un ruolo determinante nella terapia, a patto che al momento giusto essa ceda il paziente a un terapeuta di sesso maschile.
Questo tipo di terapia non si pone l'obiettivo di cancellare tutti gli impulsi omosessuali, bensì di migliorare la capacità di mettersi in relazione con gli altri uomini e di rafforzare il processo di identificazione maschile. Grazie alla terapia ricostitutiva, molti pazienti hanno trovato la forza di mantenere l'impegno di praticare l'astinenza sessuale, altri sono riusciti a raggiungere l'equilibrio in una unione eterosessuale.
Parte I
ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ SESSUALE
La mascolinità nell'uomo non
è semplicemente una condizione naturale... è piuttosto una conquista.
Robert Stoller
Non riesco a pensare a un bisogno nell'infanzia forte
come il bisogno di protezione del padre.
Sigmund Freud
Capitolo 1
OMOSESSUALI NON-GAY: CHI SONO?
Da alcuni anni si sente molto parlare di omosessualità e della scelta di «uscire allo scoperto» e condurre uno stile di vita gay. «Uscire allo scoperto» significa gettarsi alle spalle ogni sorta di timore e inganno e intraprendere finalmente la via della libertà e dell'integrità personale.
Tuttavia, alcuni omosessuali non cercano la propria realizzazione in un'identità gay. Questi uomini hanno optato per una crescita personale in tutt'altra direzione. Il termine omosessuale indica un aspetto della loro condizione psicologica, mentre il termine gay descrive un'identità sociopolitica contemporanea e uno stile di vita che questi individui non condividono. Io li chiamo omosessuali non-gay.
L'omosessuale non-gay è un uomo che vive un conflitto fra il suo sistema di valori e le sue tendenze sessuali, perché fondamentalmente egli s'identifica con lo schema di vita eterosessuale. L'omosessuale non-gay sente che il suo progresso personale è continuamente intralciato dall'attrazione che prova per gli individui del suo stesso sesso.
Prima della nascita del Movimento di Liberazione Gay, la letteratura psichiatrica considerava l'omosessuale unicamente dal punto di vista della sua «condizione medica». Il Movimento di Liberazione Gay ha sollecitato nuove ricerche, spesso condotte da ricercatori omosessuali, allo scopo di fare luce sugli aspetti personali e relazionali dell'esperienza gay. Grazie a questi studi, oggi gli uomini possono decidere se condurre uno stile di vita gay o se intraprendere un cammino di crescita oltre l'omosessualità. È mia speranza poter aiutare questi uomini a percorrere quest'ultima strada verso l'integrità personale.
Un giovane di sedici anni è venuto un giorno nel mio studio, turbato per avere scoperto di essere omosessuale. Per prima cosa gli spiegai che si trovava di fronte a una duplice scelta: aderire alla Terapia affermativa gay o tentare di superare l'omosessualità. Proseguii illustrando i casi dei pazienti in terapia con me. In un primo momento egli sembrò perplesso, perché influenzato dall'opinione corrente secondo cui se sei omosessuale l'unica risposta onesta è vivere apertamente la propria identità gay. Per questo fu sorpreso di scoprire che molti uomini scelgono una via diversa.
Coloro che si rivolgono alla terapia ricostituiva non imputano la propria infelicità al marchio che impone loro la società. Molti di loro hanno esplorato lo stile di vita gay, compiendo un percorso che si è trasformato in una «via negativa» (in italiano nel testo), e ne sono usciti delusi per ciò che hanno visto. La loro definizione dell'io è profondamente legata alla vita familiare tradizionale, per questo rifiutano di rinunciare alla propria identità sociale eterosessuale. Invece di dichiarare guerra all'ordine naturale della società, essi decidono di impugnare le armi di una battaglia interiore. Ecco le parole di un paziente di ventitré anni:
Ho provato questi sentimenti e questi impulsi, ma l'idea soltanto di essere gay mi sembra ridicola... è uno stile di vita così strano, ai margini della società... è un mondo al quale non potrei appartenere.
Un altro giovane ha detto:
Non ho mai creduto di avere tendenze omosessuali semplicemente perché ero «nato così». Lo ritengo un insulto alla mia dignità, e un enorme danno al mio desiderio di crescita, sentirmi dire che non ho speranza di cambiare.
Un altro ancora:
Per me condividere lo stile di vita omosessuale è stato come vivere una menzogna. È stata un'esperienza dolorosa che mi ha disorientato, una forza distruttiva nella mia vita. Solo quando ho veramente cominciato a riflettere su ciò che sta dietro all'omosessualità ho iniziato a trovare pace e autoaccettazione.
È necessario che società e psicologia comprendano chi è veramente l'omosessuale non-gay. Attualmente la società osserva questo gruppo di individui con una certa derisione, mentre la psicologia li considera fuorviati e capaci solo di odio verso se stessi. L'identità dell'omosessuale non-gay è intrappolata nelle ideologie correnti. Il mondo normale lo evita, il mondo gay lo considera estraneo.
La professione psichiatrica deve assumersi gran parte di responsabilità nell'abbandono degli omosessuali non-gay: nello sforzo di sostenere la liberazione dei gay, ha dimenticato questo gruppo di individui. Se non consideriamo più l'omosessualità un problema, automaticamente mettiamo in dubbio la validità della loro lotta. Lo stesso omosessuale non-gay ha contribuito a quest'abbandono sociale; difficilmente lo incontreremo in cortei o raduni per l'affermazione della propria identità. Egli preferisce risolvere i suoi conflitti in silenzio e con discrezione. Come sono paradossalmente conservatori gli uomini che combattono questa battaglia controculturale! Oggigiorno, persino i pedofili e le prostitute non temono di mettere in piazza le proprie storie!
È un peccato che l'omosessuale non-gay debba essere considerato quello che in realtà non è. Secondo un'opinione diffusa, egli rimane nascosto per paura o ignoranza, ma con un po' di tempo e un'adeguata formazione anch'egli potrebbe trovare la via della sua liberazione. Tuttavia, non essere gay è una scelta più consapevole riguardo alla propria identità che non quella di essere gay. Questo isolamento può rappresentare un luogo di crescita e di autocomprensione molto dinamico, un luogo destinato a cambiare. Per l'omosessuale non-gay, l'isolamento rappresenta una scelta e una sfida, un luogo di fratellanza, fede e crescita -- un luogo interiore che può anche condurre alla trascendenza.
Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi verso il riconoscimento degli omosessuali nella società, e sarebbe più che ovvio estendere la stessa comprensione all'omosessuale non-gay. Egli ha operato una valida scelta filosofica ed esistenziale, è qualcuno che, nella pienezza della propria identità, non vuole aderire alla condizione di omosessuale, ma cerca di superarla.
Updated: 8 February 2008
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